Cambridge Analytica

Che cosa é?

“Cambridge Analytica” (CA) era una società di consulenza britannica fondata nel 2013 da Robert Mercer, un imprenditore miliardario statunitense di fede conservatrice. Lo scopo dell’azienda  era quello di lavorare e gestire i dati di utenti di social networks a scopo di influenzare le campagne elettorali. 

Come funziona?

Le informazioni raccolte ( i “mi piace”, i commenti, i luoghi dove avvengono le condivisioni…) venivano elaborate da CA con modelli e algoritmi, creati da ricercatori di Cambridge, al fine di costruire profili di utenti sul modello della “psicometria” (lo studio della misurazione di comportamenti, abilità e caratteristiche della personalità ). 

Questo permetteva ad esempio all’azienda di elaborare un “microtargeting comportamentale” ovvero della pubblicità specializzata per ogni singola persona riuscendo così ad influenzare non solo i gusti delle persone ma anche le loro emozioni. Secondo Kosinski (elaboratore di questo algoritmo) basterebbero infatti 68 like per stabilire l’orientamento sessuale e politico, il quoziente intellettivo, l’appartenenza religiosa, le dipendenze, il colore della pelle di un un utente e molto altro.

Cosa succede?

Nel 2014 Aleksandr Kogan, altro ricercatore a Cambridge, elabora un’applicazione chiamata “thisisyourdigitallife” che permette di realizzare, attraverso apparenti quiz e giochi, profili psicologici sulla base delle attività svolte online. 

La registrazione al servizio è gratuita ma appoggiandosi a Facebook gli utenti acconsentono a condividere con l’app le proprie informazioni personali e quelle della rete di amici. Tramite quest’app Kogan riesce a collezionare legalmente informazioni su circa 50 milioni di profili Facebook ( di cui 214.000 italiani ), successivamente egli decide però di vendere queste informazioni a Cambridge Analytica violando il regolamento di Facebook che vieta alle applicazioni di condividere i dati ottenuti con terzi.

Nel dicembre 2015, la testata giornalistica “The Guardian” per prima informa sull’attività di CA, sostenendo che essa avesse collaborato alla campagna del politico Ted Cruz, ma Facebook si difende sostenendo di essere all’oscuro e di stare indagando sull’accaduto.

Sempre nel 2015 Facebook rimuove l’applicazione di Kogan e ordina ad essa di cancellare i dati (ciò non sembra essere avvenuto).

Nel 2016, il procuratore Robert Mueller indaga sull’ipotesi che Cambridge Analytica lavori per la campagna elettorale di Donal Trump (Mercer è un suo sostenitore), aiutando tramite profili falsi a diffondere post e notizie errate contro la rivale democratica Hilary Clinton.

Nell’estate del 2017 il Wall Street Journal tramite un inchiesta sottolinea la presenza di indizi che collegherebbero il comitato elettorale di Trump, CA e la Russia.

Sempre nel 2017 la giornalista Carole Cadwalladr pubblica un articolo intitolato “The Great British Brexit Robbery” basato su di una fonte anonima, che collegherebbe una rete di società private, tra cui spicca Cambridge Analytica, all’influenza sulle elezioni americane e sul referendum della Brexit, suscitando però soltanto molta perplessità nell’opinione pubblica.

A marzo 2018 lo scandalo esplode. The Guardian, The Observer e il New York Times assieme pubblicano degli articoli sulla vicenda avvalendosi della fonte di un ex dipendente di CA che decide di denunciare l’accaduto: Christopher Wylie, è un giovane informatico canadese che ha contribuito alla creazione del sistema con cui CA lavorava per estrapolare dati e utilizzarli per manipolare il comportamento degli elettori. Nel 2014 però Wylie si pente della sua partecipazione e abbandona la società.

Subito dopo la denuncia fatta Facebook sospende gli account dell’informatore.

Il clamore che la rivelazione di queste notizie suscita provoca tuttavia vari danni a Facebook, sia dal punto di vista finanziario sia da quello dell’immagine pubblica del social network. 

Precisamente gli articoli mettono in luce non solo la problematica della sicurezza dei dati personali ma alludono anche al fatto che l’azienda fosse a conoscenza dell’utilizzo da parte di CA di questi ultimi e che non avesse fatto nulla per risolvere la situazione.

La causa legale:

Dal 2018 perciò Facebook e tutti i vari attori che hanno preso parte a questa vicenda sono soggetti a inchieste internazionali. 

Il 10 aprile 2018 il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg viene chiamato a testimoniare davanti al congresso degli Stati Uniti dove si assume le colpe dell’accaduto e afferma di voler rivedere le normative sulla privacy del social.

Sempre nello stesso anno l’azienda modifica e introduce nuovi aspetti della piattaforma, come il login, i criteri di ricerca dei dati, l’accesso alla cronologia e le API ( le interfacce che permettono a terze parti di creare applicazioni integrate nel social network).

Il 25 maggio 2018 il “Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati” o RGPD, creato dall’unione europea diventa operativo e Facebook vi aderisce.

Infine nel 2019 per lo scandalo di Cambridge Analytica la Federal Trade Commission degli USA sanziona Facebook 5 miliardi di dollari di multa e anche il Regno Unito convalida un risarcimento  da 500.000 sterline.

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